Mid-week Fetish.
A prezzo del grande sacrificio di tempo nella lentissima connessione
GPRS, come avrei potuto non farvi partecipi della gloriosa Christina
Aguilera in tacchi e tette? Oh che meraviglia!
Miss Welby
In memoria del Poeta
Il villaggio austriaco di Fucking, un centinaio di abitanti nel salisburghese ai confini con la Germania, è noto come meta turistica degli anglofoni che si fanno ritrarre davanti ai cartelli stradali, che venivano continuamente rubati con grande noia degli indigeni. E' famoso già dai tempi del dopoguerra, quando fu scoperto dagli occupanti britannici, e non poteva mancare nell'archivio di questo blog
Oggi studiavo i disastri ferroviari, ed è interessante notare come quattro su otto delle maggiori catastrofi per numero di vittime siano accadute durante le due guerre mondiali - in Francia e Romania nel 1917 e in Italia e Spagna nel 1944 -, come se allo stremo di civili e soldati si aggiungesse la sfiga supplementare dei più gravi incidenti ferroviari in ciascuno di questi quattro grandi paesi latini. Ma andiamo per ordine.
IL 13 GENNAIO 1917 sulla linea ferroviaria da Barlad a Iasi, che nel raggiungere Ciurea scende una quindicina di chilomentri ripidi, un treno con 26 vagoni e due locomotive trasporta soldati russi feriti e gente che scappa dall'avanzata dei nemici, un migliaio di individui stipati nei vagoni i cui freni, per un insieme di concause, non funzionano, mentre i freni delle locomotive sono insuffienti a rallentare l'accelerazione in discesa. Per evitare che tamponasse un altro treno in sosta alla stazione di Ciurea, fu dirottato su un binario dal quale deragliarono 24 dei 26 vagoni, uccidendo quasi tutti: le stime oscillano tra 600 e mille vittime.
UNDICI MESI DOPO, il 12 dicembre 1917, un migliaio di soldati francesi tornano dal fronte italiano, dove hanno aiutato a recuperare terreno perso nella disfatta di Caporetto, sul treno 612 che li porterà a Chambery tramite il valico di Modane, dove vengono aggiunti due vagoni e gli ufficiali scendono per prendere il diretto per Parigi, mentre i soldati da Chambery si spargeranno nell'esagono per godere di quindici giorni di licenza natalizia.
IL TRENO DI 20 VAGONI, che è lungo 350 metri e pesa 526 tonnellate, comincia senza problemi la discesa da Modane alle 23.15, ma poco dopo prende eccessiva e crescente velocità, fino a raggiungere 135 km/h dove il limite è di 40, e deraglia a Saint Michel de Maurienne. Il treno sovraccarico avrebbe dovuto avere due locomotive per garantire la frenata, ma una delle due locomotive fu destinata a un treno di munizioni e l'ufficiale responsabile del traffico, il capitano Fayolle, minacciò di punizioni il machinista Girard, che conosceva bene il percorso e aveva inizialmente rifiutato di condurre il pericoloso convoglio lungo un dislivello di 330 metri.
IL RILUTTANTE GIRARD sarà uno dei pochi superstiti del deragliamento e conseguente incendio dei vagoni di legno italiani illuminati a candele, incendio che non si estinse fino alla sera dopo. Infatti senza che lui se ne fosse accorto, impegnato com'era a cercare di frenare (invertendo la marcia e gettando sabbia sui binari), il treno dietro di lui si era staccato dalla locomotiva, che riuscì finalmente a fermare. Fortunato anche un contingente britannico, pure di ritorno su un'altro treno dall'Italia in sosta a Saint Jean de Maurienne, che grazie alla prontezza dei capo-stazione fu fatto partire in tutta fretta per evitare che venisse tamponato. Con 461 corpi identificati (ma solo 183 soldati che si ripresentarono sui 978 ufficialmente a bordo), quello di Saint Michel de Maurienne resta ad oggi il peggiore disastro ferroviario francese, e anche il ricordo più tragico della grande guerra in quella vallata.
ALTRA GUERRA, ALTRO GENNAIO, altro Paese e altro disastro. Alle 20.30 del 3 gennaio 1994 il treno passeggeri Galicia era partito da Madrid diretto appunto in Galizia, e viaggiava con un paio d'ore di ritardo per problemi ai freni. Quando non riesce a fermarsi ad Albares, il capostazione telefona subito a quello di Torre del Bierzo per avvertirlo, il quale fa partire subito un trenino di tre vagoni per liberare il binario e sperare non venga tamponato. Ma il treno impazzito si infila sparato nel Tunnel numero 20, subito dopo la stazione, quando l'altro treno non ne è ancora uscito, e ne distrugge due vagoni oltre a uno dei propri, con conseguente incendio in galleria.
COME SE NON BASTASSE, un treno carico di carbone stava percorrendo la linea nella direzione opposta, linea sulla quale l'incidente aveva messo ko il sistema di segnalazioni, e a nulla valse che il macchinista gli corresse incontro per fermarlo, finendone investito. L'incendio divampò per due giorni e rese impossibile l'identificazione delle vittime, che ufficialmente furono 200 ma alcune fonti sostengono 5-600, anche perché l'incidente fu messo a tacere dalla censura del regime di Franco. Il Tunnel numero 20 è stato definitivamente chiuso nel 1985 e nel 2002 dalla vicenda è stato tratto un documentario dallo stesso titolo.
VENIAMO INFINE ALL'ITALIA, dove la notte tra il 2 e 3 marzo 1944, centinaia di napoletani sono stipati illegalmente su un treno merci che li porta nelle campagne lucane in cerca di cibo da scambiare con caffè e sigarette portati dagli anglo-americani che stanno bastonando i nazifascisti, in circostanze storiche post-belliche di carenza di generi di prima necessità, tra i quali anche il carbone, fattore determinante nell'immane tragedia, e gli stessi trasporti sono razionati: solo due treni passeggeri alla settimana sulla Napoli-Potenza.
INFATTI SCARSEGGIA, oltre al cibo, carbone di buona qualità dopo la fuga dei tedeschi, sostituito da fetente carbone americano che produce gas velenosi senza odore come il monossido di carbonio, causa della morte di circa 500-600 persone a Balvano, Basilicata, nella Galleria delle Armi. Questa volta il treno è in salita, le ruote scivolano sui binari umidi, il treno si blocca e non c'è un filo di vento per spazzare via il fumo delle locomotive a tutto vapore cercare una di risalire e l'altra spingere indietro per uscire dalla galleria, finché in pochi secondi i macchinisti svengono per le esalazioni e moriranno con i passeggeri. Per un approfondimento sul disastro di Balvano vedi Wikipedia.
PREZIOSE RELIQUIE
MI SOFFIO IL NASO e perfino le orecchie per espellere tutto il muco accumulato nei raffreddori invernali, che è molto. Infatti - oltre all'abbondante muco bianco e colloso come lo sperma di un adolescente alle prime pippe -, nel liberare le vie respiratorie ne scatarro anche di giallognolo variegato da sfumature verde-maroni, e più denso, che sputo direttamente nel barattolo di vetro riciclato dove accumulo il tutto, quasi tre etti finora.
CIO' MI RICORDA un paio di occasioni in cui nell'estrarre (naturalmente con le dita) fastidiosi capperi dal naso, questi ne sono dolorosamente usciti appiccicati a dei pelazzi particolarmente lunghi, di circa tre centimetri e forse più, bianchissimi nell'ultimo tratto e nerissimi in quello iniziale col bulbo ad ancorare la radice (da cui il dolore dello strappo). Uno di questi peli memorabili rimase vent'anni fa nei Balcani nell'amorevole custodia di un'amica e l'altro, pure avvolto nella stagnola come preziosa reliquia, in tempi pIù recenti donai ad una amante friulana con la quale le cose finirono male, per cui adesso usa il mio pelo del naso sul balcone di casa per misurare direzione e forza del vento, generalmente gelida bora triestina.
NELLA GALASSIA radicale si notano spesso analoghi fenomeni piliferi: hanno fatto scuola il Cappero di Cappato così come i peli crescere a vista d'occhio come arbusti di foresta pluviale nelle orecchie di Bandinelli, una istintiva forma di difesa dell'udito durante le frequenti prolusioni di Pannella negli allucinati comitati radicali. Bandinelli ha assunto due assistenti comitanti, uno per ogni orecchio (Granzotto e Bordin) che gli siedono a lato per potargli questi tumble-weeds che altrimenti gli fugirebbero dai timpani per saturazione di tessuti arabili, spinti dalla bora rotolando in salita verso Montecitorio (bora a Roma?! ma che cazzo scrivo) ad inseguire la loro ritrovata e sacrosanta libertà pilifera.
TORNIAMO A CAPPATO col secondo spot pubblicitario in tanti anni di questo blog (il primo fu Pubblicità mirata), nel quale doneremo visibilità anche ad altri Cappati d'Italia meno conosciuti. L'elenco del telefono comincia male, fornendoci degli inquietanti CAPPATO ADOLFINA (Cuneo) e ben due CAPPATO BENITO (Ferrara e Rovigo). Speriamo che costoro, Adolfina e i Beniti, non si incrocino in un cappatincesto guerresco, forse già manifestatosi nell'Armagheddon del crocicchiano CAPPATO ARMANDO a Torino, mentre tra i Cappati più originali (dal noto cappato originale) emergono CAPPATO EVARISTO (Vercelli), CAPPATO GLAUCO (Biella), CAPPATO GUALTIERO (Milano), CAPPATO GUGLIELMO (Rovigo) e addirittura tre CAPPATO ISIDORO di cui un pregevole CAPPATO ISIDORO GASTONE (Milano), e a seguire un diminutivo ITALINO CAPPATO (Rovigo), un congruente LIBERO CAPPATO (Torino), per finire con un umile MODESTO CAPPATO (ancora Rovigo).
MA SONO LE PAGINE GIALLE a restituirci i Cappati più interessanti: eccone di seguito una selezione per categorie merceologiche che riporto senza commenti, giacché molti dei nomi e indirizzi che hanno scelto ci dicono pressoché tutto dei Cappati: ci sono un paio di XX Settembre con un altrettanto pregevole XXV Aprile; in geografia una Roma e una Trieste più una Europa, poi un Cristoforo Colombo (l'esagerato Cappato pannellato ha ereditato la vanitato), senza però far torto a Togliatti e.. nientemenoché l'introduzione nella politica italiana di multipli Alfani! Non ho parole, se non ci credete controllate voi stessi:
Agenzie immobiliari
EMMECI IMMOBILIARE AGENZIA IMMOBILIARE CAPPATO MICHELE
27, Piazza Vittorio Emanuele III - 26025 Pandino (CR) - tel: 0373 90468
Alberghi
NUOVA MOVIDA DI CAPPATO ALESSANDRO & C. S.A.S.
86, Viale Trieste - 09123 Cagliari (CA) - tel: 070 7544939
Assicurazioni
ITALIAN MARINE SURVEYORS DI RICCARDO CAPPATO E C.
20, Via Venti Settembre - 16121 Genova (GE) - tel: 010 5951803
Erboristerie
L'ALBERO DELLA VITA DI CAPPATO SILVIA
Via Rossini Gioacchino 15 - 45014 Porto Viro (RO) - tel: 0426 324185
Farmacie
FARMACIA SAN LUCA CONTERIO DELLA DOTT.SSA CAPPATO BARBARA SARA
79, Via Roma - 10080 Locana (TO) - tel: 0124 83112
Giardinaggio
CAPPATO ALBERTO
76, VIA XXV APRILE - 45030 Pontecchio Polesine (RO) - tel: 0425 492466
Giornalai
EDICOLA PULCE DI CAPPATO
Via Galletta - 40068 San Lazzaro Di Savena (BO) - tel: 051 6251111
Librerie
LA QUARTA DIMENSIONE DI CAPPATO ROBERTO
99/R, Via Degli Alfani - 50121 Firenze (FI) - tel: 055 287791
Motociclette
CR MOTORSPORT DI CAPPATO RICCARDO
11, Via Europa - 36050 Cartigliano (VI) - tel: 0424 598820
Parrucchieri
MARINA PARRUCCHIERA UOMO DONNA DI CAPPATO MARINA
9, Via Togliatti Palmiro - 45010 Papozze (RO) - tel: 0426 990211
Perizie e consulenze
GIORGIO CAPPATO & C. SAS
20, Via Venti Settembre - 16121 Genova (GE) - tel: 010 565268
Stabilimenti balneari
BAGNI ANTONIO DI CAPPATO FLAVIO E ZUNINO ORNELLA S.N.C.
Lungo Mare Colombo Cristoforo Snc - 17053 Laigueglia (SV) - tel: 0182 690895
Tabaccherie
CAPPATO AUGUSTO
2/E, Via Nuova - 40127 Bologna (BO) - tel: 051 512352
Ho un pelo ispido proprio in mezzo alla fronte e più lo rado e più diventa ispido, finirò per assomigliare a un rinoceronte, o quantomeno a un monocornuto. Ma peli a parte, veniamo al dunque, alla Politica. Ce ne offre puntuale l'occasione il titolone di Oggi della Gazzetta dello sport, firmato dal famigerato opinionista Mauro Suttora...
UN MESSI-A ALL'ONU
NEW YORK - Se ci fosse stato bisogno di una ulteriore conferma dello strapotere curiale e calcistico in auge al momento - dopo le elezioni di Bergoglio a pontefice e di Maradona a capo dello stato della Repubblica italiana -, la scelta dell'assemblea generale dell'ONU è cascata a fagiolo dal ribollente pentolone di chilli latino-americano. Un vero e proprio PPPP - pentolone piccante di peccati peccaminosi -, quello che attendeva nel palazzo di vetro della grande mela i diplomatici chiamati a scegliere il decimo segretario generale delle Nazioni unite dopo Jebb, Lie, Hammarskjöld, Thant, Waldheim, Pérez Cuéllar, Boutros Ghali, Annan e Ban Ki-moon.
FINALMENTE UNA DONNA? Nell'edificio, lungo l'East river appena al di là della strada, nell'ufficio del Partito radicale transnazionale transpartitico nonviolento e sa dio quantaltro, Emma Bonino torceva nervosamente le dita di Marco Cappato, ella propensa non essendo a torcere le proprie già duramente provate. Cappato soffriva in silenzio, come sempre, tranne quando parlava e allora Bonino si addormentava ascoltando il silenzio della sua mente (quella di Cappato). Ebbene Marco Cappato costituisce un tema lungo quanto i suoi capelli, per cui in questo blog speriamo tutti che si accorcerà col passar del tempo, a meno che non insorga il fenomeno già manifestatosi del bulbo pilifero in mezzo agli occhi, il che all'apparenza non sembrerebbe il caso di Cappato. Ecco, parliamone, appunto, di Marco Cappato, cominciando col chiederci:
E PERCHE' MAI DOVREMMO PARLARE DI CAPPATO? Rispondendoci ovviamente di cambiare argomento. Cambiamo argomento, torniamo alle Nazioni unite. Mentre Bonino torceva nervosamente le dita di Cappato (ancora? basta!), il Canguro generale delle Nazioni unite procedeva nel dirigere i lavori del conclave dal quale sarebbe scaturita la massima carica diplomatica mondiale. Il Canguro generale delle Nazioni unite svolge un ruolo analogo a quello del cardinale camerlengo nei conclavi vaticani, o assimilabile a quello del senatore più anziano nel presiedere una neo-eletta legislatura repubblicana. Si tratta proprio di un canguro, l'animale zompettante col marsupio, che appunto saltella da una delegazione all'altra raccogliendo nel marsupio i voti dei tanti e vari paesi del globo.
IL CANGURO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE - per tradizione fornito dall'Australia sin dall'epoca della Società delle nazioni -, è un aspetto folkloristico poco noto perfino agli stessi studiosi del funzionamento di questa gigantesca istituzione intergovernativa, e tuttavia svolge un ruolo insostituibile nel favorire i rapporti sessuali orali tra le delegazioni provenienti da ogni angolo del pianeta. Tra i compiti del Canguro c'è infatti quello di accoppiare gli ambasciatori in base al criterio della statura (molto alto con molto basso costituendo l'eccellenza cui ambire nell''estetica di una perfetta fellatio senza inchini). Con esplicito riferimento nella Carta ONU, il Canguro è inoltre responsabile del mantenimento in benessere dell'Alligatore generale delle Nazioni unite.
L'ALLIGATORE GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, non faticherete a crederlo, è proprio un alligatore tipo coccodrillo per intenderci. Abita con la coda piegata (perciò è sempre tanto incazzato) in due metri di spiaggia sull'East river sotto al palazzo di vetro e si nutre di potenziali segretari generali non eletti. Alla luce di questo si capisce bene Bonino torcere nervosamente Cappato nell'attesa del responso delle urne, cioè del marsupio. Però francamente non si può fondare il senso di un blog nel far fare avanti e indietro a Cappato, che comunque esce di scena definitivamente dopo che Bonino lo ha dato in pasto all'Alligatore generale al suo posto. Avrebbe dovuto farsi mangiare lei, trombata al ballottaggio dall'argentino Lionel Messi, fino a ieri grande campione di calcio col Barcellona, ma la Emma nazionale ha preferito sacrificare Cappato sull'altare dell'Alligatore, il quale si è mostrato ben contento di mangiare più carne e di avere finalmente anche un po' di arredamento nella forma di un altare.
UN MESSI-A ALL'ONU
NEW YORK - Se ci fosse stato bisogno di una ulteriore conferma dello strapotere curiale e calcistico in auge al momento - dopo le elezioni di Bergoglio a pontefice e di Maradona a capo dello stato della Repubblica italiana -, la scelta dell'assemblea generale dell'ONU è cascata a fagiolo dal ribollente pentolone di chilli latino-americano. Un vero e proprio PPPP - pentolone piccante di peccati peccaminosi -, quello che attendeva nel palazzo di vetro della grande mela i diplomatici chiamati a scegliere il decimo segretario generale delle Nazioni unite dopo Jebb, Lie, Hammarskjöld, Thant, Waldheim, Pérez Cuéllar, Boutros Ghali, Annan e Ban Ki-moon.
FINALMENTE UNA DONNA? Nell'edificio, lungo l'East river appena al di là della strada, nell'ufficio del Partito radicale transnazionale transpartitico nonviolento e sa dio quantaltro, Emma Bonino torceva nervosamente le dita di Marco Cappato, ella propensa non essendo a torcere le proprie già duramente provate. Cappato soffriva in silenzio, come sempre, tranne quando parlava e allora Bonino si addormentava ascoltando il silenzio della sua mente (quella di Cappato). Ebbene Marco Cappato costituisce un tema lungo quanto i suoi capelli, per cui in questo blog speriamo tutti che si accorcerà col passar del tempo, a meno che non insorga il fenomeno già manifestatosi del bulbo pilifero in mezzo agli occhi, il che all'apparenza non sembrerebbe il caso di Cappato. Ecco, parliamone, appunto, di Marco Cappato, cominciando col chiederci:
E PERCHE' MAI DOVREMMO PARLARE DI CAPPATO? Rispondendoci ovviamente di cambiare argomento. Cambiamo argomento, torniamo alle Nazioni unite. Mentre Bonino torceva nervosamente le dita di Cappato (ancora? basta!), il Canguro generale delle Nazioni unite procedeva nel dirigere i lavori del conclave dal quale sarebbe scaturita la massima carica diplomatica mondiale. Il Canguro generale delle Nazioni unite svolge un ruolo analogo a quello del cardinale camerlengo nei conclavi vaticani, o assimilabile a quello del senatore più anziano nel presiedere una neo-eletta legislatura repubblicana. Si tratta proprio di un canguro, l'animale zompettante col marsupio, che appunto saltella da una delegazione all'altra raccogliendo nel marsupio i voti dei tanti e vari paesi del globo.
IL CANGURO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE - per tradizione fornito dall'Australia sin dall'epoca della Società delle nazioni -, è un aspetto folkloristico poco noto perfino agli stessi studiosi del funzionamento di questa gigantesca istituzione intergovernativa, e tuttavia svolge un ruolo insostituibile nel favorire i rapporti sessuali orali tra le delegazioni provenienti da ogni angolo del pianeta. Tra i compiti del Canguro c'è infatti quello di accoppiare gli ambasciatori in base al criterio della statura (molto alto con molto basso costituendo l'eccellenza cui ambire nell''estetica di una perfetta fellatio senza inchini). Con esplicito riferimento nella Carta ONU, il Canguro è inoltre responsabile del mantenimento in benessere dell'Alligatore generale delle Nazioni unite.
L'ALLIGATORE GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, non faticherete a crederlo, è proprio un alligatore tipo coccodrillo per intenderci. Abita con la coda piegata (perciò è sempre tanto incazzato) in due metri di spiaggia sull'East river sotto al palazzo di vetro e si nutre di potenziali segretari generali non eletti. Alla luce di questo si capisce bene Bonino torcere nervosamente Cappato nell'attesa del responso delle urne, cioè del marsupio. Però francamente non si può fondare il senso di un blog nel far fare avanti e indietro a Cappato, che comunque esce di scena definitivamente dopo che Bonino lo ha dato in pasto all'Alligatore generale al suo posto. Avrebbe dovuto farsi mangiare lei, trombata al ballottaggio dall'argentino Lionel Messi, fino a ieri grande campione di calcio col Barcellona, ma la Emma nazionale ha preferito sacrificare Cappato sull'altare dell'Alligatore, il quale si è mostrato ben contento di mangiare più carne e di avere finalmente anche un po' di arredamento nella forma di un altare.
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Ma un nuovo governo è
davvero necessario?
A volte siamo inconsapevolmente plagiati da stereotipi che ci condizionano pesantemente la vita. Per esempio, l’irrefrenabile desiderio che i nostri interessi personali abbiano voce in capitolo nel governo del Paese in cui viviamo, nel nostro caso l’Italia, rispettosamente nel contesto di quanto coincidano o meno con l’interesse generale collettivo.
Berlusconi, Bersani e Monti (formalmente ancora l’attuale maggioranza) sembrano unanimemente e più o meno sinceramente convinti dell’urgenza di formare un nuovo governo per “rassicurare i mercati finanziari internazionali”, o almeno questa è la percezione che traspare dalle loro parole di questi giorni di consultazioni col presidente della repubblica. Ma dico, una volta in tempi neanche troppo lontani si pensava ipoteticamente che un governo del Paese sarebbe stato auspicabile per gestire in modo efficace gli affari correnti, magari con un immediato slancio al medio periodo per varare le riforme improrogabili (penitenziaria, elettorale, del finanziamento pubblico dei partiti, senza trascurare la priorità ambientale e politiche autenticamente liberali in tema di eutanasia, froci e droghe).
Adesso tutto quello che ci aspettiamo da un governo, quel di cui dovremmo accontentarci da un governo, sarebbe un banale “rassicurare i mercati finanziari internazionali”. A parte il fatto che dei mercati finanziari internazionali sarebbe pure venuta l’ora di fòttersene (non si vede il perché le sorti di una economia europea debbano dipendere dall’umore con cui si sveglia tardi la mattina col mal di testa un analista bancario americano), ma ho parlato di questa macroscopica incongruenza macroeconomica con la mia ex moglie, che è una analista bancaria britannica che guadagna un pacco di soldi, e che ciònondimeno si degna di chiamarmi ogni tanto, in media a ogni cambio di stagione (non si può più dire a ogni morte di papa), da Tokio, Londra o Ginevra, ovunque si trovi al cambio di stagione per la sua dannata banca americana.
A volte siamo inconsapevolmente plagiati da stereotipi che ci condizionano pesantemente la vita. Per esempio, l’irrefrenabile desiderio che i nostri interessi personali abbiano voce in capitolo nel governo del Paese in cui viviamo, nel nostro caso l’Italia, rispettosamente nel contesto di quanto coincidano o meno con l’interesse generale collettivo.
Berlusconi, Bersani e Monti (formalmente ancora l’attuale maggioranza) sembrano unanimemente e più o meno sinceramente convinti dell’urgenza di formare un nuovo governo per “rassicurare i mercati finanziari internazionali”, o almeno questa è la percezione che traspare dalle loro parole di questi giorni di consultazioni col presidente della repubblica. Ma dico, una volta in tempi neanche troppo lontani si pensava ipoteticamente che un governo del Paese sarebbe stato auspicabile per gestire in modo efficace gli affari correnti, magari con un immediato slancio al medio periodo per varare le riforme improrogabili (penitenziaria, elettorale, del finanziamento pubblico dei partiti, senza trascurare la priorità ambientale e politiche autenticamente liberali in tema di eutanasia, froci e droghe).
Adesso tutto quello che ci aspettiamo da un governo, quel di cui dovremmo accontentarci da un governo, sarebbe un banale “rassicurare i mercati finanziari internazionali”. A parte il fatto che dei mercati finanziari internazionali sarebbe pure venuta l’ora di fòttersene (non si vede il perché le sorti di una economia europea debbano dipendere dall’umore con cui si sveglia tardi la mattina col mal di testa un analista bancario americano), ma ho parlato di questa macroscopica incongruenza macroeconomica con la mia ex moglie, che è una analista bancaria britannica che guadagna un pacco di soldi, e che ciònondimeno si degna di chiamarmi ogni tanto, in media a ogni cambio di stagione (non si può più dire a ogni morte di papa), da Tokio, Londra o Ginevra, ovunque si trovi al cambio di stagione per la sua dannata banca americana.
Lei mi chiama per essere
confortata sulla sua miserabile vita sentimentale (mi dice che il lavoro la
consuma tanto da essere rimasta senza tette, piatta come l’economia globale) e
io infierisco sulla peccatrice finanziaria con le mie invettive contro quei
bastardi dei suoi datori di lavoro, i banchieri, che vadano all’inferno. Ma
torniamo al governo.
Se è tutto qui, scusate,
che ce ne facciamo di un governo? Per rassicurare i mercati finanziari
internazionali la miglior cosa da fare è non avere alcun governo, come il
Belgio ha dimostrato per un paio d’anni felici che hanno intervallato la sua triste
storia di regno colpevole di avere dato i natali a Olivier Dupuis, tanto per
menzionarlo ai fini del Radicalometro storico.
Invece l’atteggiamento rigido
del Movimento 5 stelle di Grillo sulla (non-) formazione di un governo dovrebbe essere
interpretato come un fatto positivo: testimonia la volontà in buona fede di
liberare il Paese dal pesante fardello di un governo, un ennesimo Governo d’Immerda
come ce ne sono stati reiterati a decine in un secolo. E ancora vorremmo
insistere su questa strada di volere a tutti i costi un cazzo di governo? Ma
perché?, dimmi perché Francesco?!?
Infatti l’ho chiesto a
Francesco, per telefono s’intende, mica di persona. ‘Sto povero cristo sul
momento non sapeva cosa rispondermi, poi dopo averci pensato a lungo mi ha
detto che l’unico suggerimento che gli veniva in mente era di provare a
sperimentare il metodo del Conclave per designare i capi degli esecutivi
nazionali italiani.
“Ho la sensazione che il
Presidente Napolitano non sarebbe d’accordo, Santità, abbiamo una Costituzione
tendenzialmente contraria a procedure consimili” – ho osato obiettare, e lui: “Ah,
capisco, vabbeh, pazienza”. Un tipo piuttosto impressionante come papa, se devo
giudicare da questa nostra breve conversazione telefonica, ahimè però
conclusasi con un nulla di fatto rispetto alla mia sete di guida spirituale. Perciò,
deluso, ho avuto la cattiva idea di richiamare la mia ex moglie Tikva (purtroppo
si chiama proprio Tikva). Una pessima idea che rimpiangerò per lustri a venire.
Ella è stata recentemente pervasa dal pallino della psicologia jungiana in
relazione all’andamento dei mercati finanziari (naturalmente al fine di
guadagnare sempre più soldi), e detto fatto si picca di essere esperta di
psicologia jungiana.
Io non lo sono, però
vanto solide basi filosofiche partendo dal sano principio che i banchieri sono
per definizione figli di puttana che andrebbero impalati e squartati, ma senza
ombra di pregiudizio. Questa mia posizione fa sempre inevitabilmente scattare l’acidità
di stomaco nella mia ex moglie, e io ne godo tanto, ma a ben vedere non dovrei
goderne poi tanto, considerato che lei guadagna in poche ore più di quello che
io prendo in un mese come precario.
In pratica la faccenda
funziona così:
- c’è un miliardario russo che non sa cosa
farsene di 10 milioni di dollari che gli sono avanzati negli stivali
dentro al comodino;
- telefona a una banca americana in Europa dove
risponde la mia ex moglie che “rassicura il mercato finanziario” che i
suoi dieci milioni diventano 11 in un anno;
- il passo chiave: creare il denaro dal nulla digitando l'importo desiderato sul tastierino numerico del computer;
- un anno dopo i 10 milioni sono diventati 11 per
il miliardario russo + centomila dollari di premio per la mia ex moglie;
- torna al punto 1 e alla fine dell’anno tira
le somme.
Tirate le somme, temo che
la mia ex moglie goda di benessere di gran lunga maggiore alla soddisfazione
che ricavo io da una presunta superiorità etica - invidiosa e rancorosa – di rivalsa
nei suoi confronti. “Merda, che sfiga, Santo Padre”
“Ma tant’è, fratello, così
è la vita” - rassegnato aveva concluso la telefonata Francesco, che capisco sia
tutto beato e preso dal fatto di essere papa, ma francamente non mi è stato di
grande conforto in questo momento difficile per i destini della patria e soprattutto
quelli miei personali. “Che ne sarà di me, Santo Padre?” – mi rivolgevo
idealmente a Bergoglio che nel frattempo aveva messo giù il telefono – “Che ne
sarà di me, della mia bici e del mio laptop, dei miei pusher e di Miss Welby?”
Contrito nell’attorcigliamento
delle emozioni pervadermi con brividi, mi gettai sulla scrivania per prendere
nota di una frase che mi era venuta sul momento: “Contrito nell’attorcigliamento
delle emozioni pervadermi con brividi”. Bella frase, mi dissi ripromettendomi
di usarla in un post, dopodiché proseguii nell’analizzare la situazione
politica, che siamo tutti concordi necessiti di una semplificazione. Cominciamo
da Monti: eliminando il partito di Monti si semplifica già da 4 a 3 partiti. Una
volta tolto di mezzo il partito di Monti (eiettendone fisicamente i
parlamentari da Montecitorio e Palazzo Madama), si procede ad eliminare uno dei
tre restanti, tirando a sorte, oppure tramite gara canora televisiva. A questo
punto rimangono due partiti e il gioco è fatto: uno fa il governo e l’altro l’opposizione.
Geniale.
Niente affatto geniale secondo
i soliti bastian contrari, i radicali, che hanno sollevato nientemeno che un
conflitto costituzionale alla suprema corte, per quello che a loro dire è “una violazione
dei diritti inalienabili degli animali così come riconosciuti dalle istituzioni
politiche e giuridiche comunitarie”. Ma che c’entrano gli animali col sistema
elettorale? Alla domanda pertinente i radicali non si scompongono, e con
incredibile faccia tosta la loro esponente Gloria Cappato si spinge a
dichiarare:
“DAL PORCELLUM ALL’EQUINUM.
Direttive della Commissione e sentenze della Corte Europea in materia di
benessere degli animali indicano la strada di un adeguamento, un upgrade delle
attuali condizioni elettorali suine verso un sistema che possa far emergere i
cavalli politici di razza. Lo conferma anche un recente studio della Bocconi per
un sistema elettorale equinum”.
“Dio solo sa, fratello
peccatore” – mentre Gloria Cappato parlava in TV mi aveva richiamato Francesco –
“Dio solo sa come può venirti in mente in questo tuo blog di menzionar un’altra
farneticante declaration de Capato! Ancora una volta hai pecato!”
Misericordia.
Eletto il nuovo Presidente della Repubblica
L'argentino scelto sull'onda emotiva creata da Papa Francesco
ROMA - Il nuovo vento d'Oltretevere di Jorge Bergoglio non ha tardato a farsi sentire a Montecitorio, dove deputati e senatori a camere riunite sono confluiti sul solo nome che potesse calamitare l'unanimità dei rispettivi quattro gruppi parlamentari: il nome religioso, quasi mistico nel napoletano, dell'ex calciatore argentino. Argentino come il nuovo pontefice, o vescovo di Roma come Bergoglio preferisce farsi chiamare.
DIEGO ARMANDO MARADONA, 52 anni, è il presidente della repubblica relativamente più giovane nella storia repubblicana, l'età minima per la carica essendo fissata a cinquant'anni. E anche il primo (e si presume unico) ad essere il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana, dopo De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano. E adesso Maradona, il secondo al femminile singolare dopo Cossiga.
LA MESTIZIA RADICALE. Il candidato unico dell'accordo Pd-Pdl è scaturito a sorpresa per arginare il pericolo di una presidenza Bonino, proposta più che ipotesi sbocciata come un coniglio dal cappello di alcuni neo-parlamentari grillini e rapidamente contagiatasi al resto del gruppo e anche fuori dai suoi confini in "piccionaia", ai borghi limitrofi dell'emiciclo occupati dagli altri due grossi partiti a destra e sinistra.
MA EMMA BONINO - secondo Grillo che a questo punto mi sembra proprio fuori di testa di brutto -, avrebbe un unico difetto: le gambe orribili, storte e gonfie come quelle di Hillary Clinton. Ora, caro Beppegrillo, a parte il fatto che il paragone con Hillary Clinton suona abbastanza dignitoso per una donna sua pari nel carattere determinato e prestigio internazionale quale è appunto anche Emma Bonino -, ebbene se dovessimo valutare le capacità delle donne in politica in base alla forma delle gambe, allora va decisamente meglio la Santanchè, o perfino Barbara D'Urso. Purchè, sia chiaro fin da subito, di Santanchè e D'Urso ci accontentiamo anche del cervello che ne accompagna le tette e i tacchi. Sì, perché non si può pretendere di avere la zucca di Bonino impiantata sulle zampe di Santanché. La più avanzata chirurgia neuro-estetica non arriva a tanto, e la scienza nel campo è ancora lontana da significativi progressi perché vincolata nel suo sviluppo, oppressa da leggi clerical-medievali, come denuncia il radicale Marco Cappato: "Basti pensare che perfino a un livello biologico più elementare, quale quello delle piante, l'azienda vitivinicola di Giovanni Negri in Piemonte investe da anni senza successo nel tentativo ardito di aggredire i mercati globali creando un improbabile incrocio tra il Barolo Bonino e la Sangiovese Santanché".
A PARTE LE FARNETICANTI DICHIARAZIONI DI CAPPATO (mi scuso con gli adepti del blog per avere trasgredito al buon senso riportando una dichiarazione di Cappato ma spero mi perdonino considerando che è totalmente falsa e inventata da me di sana pianta a scopo puramente illustrativo dei fatti), restava il problema di come avrebbero reagito gli altri partiti alla abile mossa dei parlamentari 5 stelle: non avrebbero potuto rinnegare brutalmente Bonino né la destra berlusconiana che l'aveva fatta commissario europeo (insieme a Monti!...), né il centrosinistra bersaniano che eleggendola nella sua coalizione l'aveva fatta vice-presidente del Senato. Candidando (strumentalmente?) la Bonino, Grillo aveva tirato una grossa fregatura a entrambi Berlusconi e Bersani in un colpo solo. Geniale. Forse. Perché oggi sappiamo, e l'ha certamente imparato anche Grillo, che così come la politica è l'arte del possibile, la partitocrazia è l'arte del sopravvivere lussuosamente, e per sopravvivere Berlusconi e Bersani hanno pure loro tirato fuori un coniglio dal cappello: Diego Armando Maradona, con buona pace di Emma Bonino che dovrà aspettare altri sette anni (all'epoca ne avrà 71). Proprio come il Vaticano e come gli Stati Uniti d'America: piuttosto di una donna, meglio perfino un negro, un polacco, un ex calciatore argentino...
FESTA A NAPOLI. La si pensa diversamente nel capoluogo partenopeo, dove petardi e mortaretti hanno salutato lo "Habemus Maradona" con persistenza acustica superiore a quella per le periodiche elezioni di papi o scioglimenti di sangue di San Gennaro. Un segno di attaccamento alla Repubblica - ha sottolineato il Presidente uscente Napolitano nel suo ultimo discorso in quanto tale agli italiani - lodevolmente superiore a quello per il papato. Successivamente fonti del Quirinale hanno smentito la frase correggendola in "Un segno di attaccamento alla Repubblica non inferiore al fervore nella fede cattolica". Un piccolo capolavoro di diplomazia linguistica regalatoci dai consiglieri del presidente emerito, il quale pur napoletano non si aspettava certo un tale successore alla sua riconosciuta sobrietà di stile e probabilmente a prendere il suo posto avrebbe ingurgitato meno peggio una Bonino.
L'argentino scelto sull'onda emotiva creata da Papa Francesco
ROMA - Il nuovo vento d'Oltretevere di Jorge Bergoglio non ha tardato a farsi sentire a Montecitorio, dove deputati e senatori a camere riunite sono confluiti sul solo nome che potesse calamitare l'unanimità dei rispettivi quattro gruppi parlamentari: il nome religioso, quasi mistico nel napoletano, dell'ex calciatore argentino. Argentino come il nuovo pontefice, o vescovo di Roma come Bergoglio preferisce farsi chiamare.
DIEGO ARMANDO MARADONA, 52 anni, è il presidente della repubblica relativamente più giovane nella storia repubblicana, l'età minima per la carica essendo fissata a cinquant'anni. E anche il primo (e si presume unico) ad essere il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana, dopo De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano. E adesso Maradona, il secondo al femminile singolare dopo Cossiga.
LA MESTIZIA RADICALE. Il candidato unico dell'accordo Pd-Pdl è scaturito a sorpresa per arginare il pericolo di una presidenza Bonino, proposta più che ipotesi sbocciata come un coniglio dal cappello di alcuni neo-parlamentari grillini e rapidamente contagiatasi al resto del gruppo e anche fuori dai suoi confini in "piccionaia", ai borghi limitrofi dell'emiciclo occupati dagli altri due grossi partiti a destra e sinistra.
MA EMMA BONINO - secondo Grillo che a questo punto mi sembra proprio fuori di testa di brutto -, avrebbe un unico difetto: le gambe orribili, storte e gonfie come quelle di Hillary Clinton. Ora, caro Beppegrillo, a parte il fatto che il paragone con Hillary Clinton suona abbastanza dignitoso per una donna sua pari nel carattere determinato e prestigio internazionale quale è appunto anche Emma Bonino -, ebbene se dovessimo valutare le capacità delle donne in politica in base alla forma delle gambe, allora va decisamente meglio la Santanchè, o perfino Barbara D'Urso. Purchè, sia chiaro fin da subito, di Santanchè e D'Urso ci accontentiamo anche del cervello che ne accompagna le tette e i tacchi. Sì, perché non si può pretendere di avere la zucca di Bonino impiantata sulle zampe di Santanché. La più avanzata chirurgia neuro-estetica non arriva a tanto, e la scienza nel campo è ancora lontana da significativi progressi perché vincolata nel suo sviluppo, oppressa da leggi clerical-medievali, come denuncia il radicale Marco Cappato: "Basti pensare che perfino a un livello biologico più elementare, quale quello delle piante, l'azienda vitivinicola di Giovanni Negri in Piemonte investe da anni senza successo nel tentativo ardito di aggredire i mercati globali creando un improbabile incrocio tra il Barolo Bonino e la Sangiovese Santanché".
A PARTE LE FARNETICANTI DICHIARAZIONI DI CAPPATO (mi scuso con gli adepti del blog per avere trasgredito al buon senso riportando una dichiarazione di Cappato ma spero mi perdonino considerando che è totalmente falsa e inventata da me di sana pianta a scopo puramente illustrativo dei fatti), restava il problema di come avrebbero reagito gli altri partiti alla abile mossa dei parlamentari 5 stelle: non avrebbero potuto rinnegare brutalmente Bonino né la destra berlusconiana che l'aveva fatta commissario europeo (insieme a Monti!...), né il centrosinistra bersaniano che eleggendola nella sua coalizione l'aveva fatta vice-presidente del Senato. Candidando (strumentalmente?) la Bonino, Grillo aveva tirato una grossa fregatura a entrambi Berlusconi e Bersani in un colpo solo. Geniale. Forse. Perché oggi sappiamo, e l'ha certamente imparato anche Grillo, che così come la politica è l'arte del possibile, la partitocrazia è l'arte del sopravvivere lussuosamente, e per sopravvivere Berlusconi e Bersani hanno pure loro tirato fuori un coniglio dal cappello: Diego Armando Maradona, con buona pace di Emma Bonino che dovrà aspettare altri sette anni (all'epoca ne avrà 71). Proprio come il Vaticano e come gli Stati Uniti d'America: piuttosto di una donna, meglio perfino un negro, un polacco, un ex calciatore argentino...
FESTA A NAPOLI. La si pensa diversamente nel capoluogo partenopeo, dove petardi e mortaretti hanno salutato lo "Habemus Maradona" con persistenza acustica superiore a quella per le periodiche elezioni di papi o scioglimenti di sangue di San Gennaro. Un segno di attaccamento alla Repubblica - ha sottolineato il Presidente uscente Napolitano nel suo ultimo discorso in quanto tale agli italiani - lodevolmente superiore a quello per il papato. Successivamente fonti del Quirinale hanno smentito la frase correggendola in "Un segno di attaccamento alla Repubblica non inferiore al fervore nella fede cattolica". Un piccolo capolavoro di diplomazia linguistica regalatoci dai consiglieri del presidente emerito, il quale pur napoletano non si aspettava certo un tale successore alla sua riconosciuta sobrietà di stile e probabilmente a prendere il suo posto avrebbe ingurgitato meno peggio una Bonino.
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